Adler nella medicina olistica tedesca

Tra il 1950 e il 1953 Konrad Thielemann e Carl Oedelman invitarono Ernesto Adler e Ferdinand Huneke come relatori in una serie di congressi a Bad Nauheim. A dire il vero in quelle occasioni si riunivano medici che discutevano di focus dentali (D.A.H.). Si trattava di un nutrito gruppo di medici che nei loro tentativi di guarire l’intero corpo dalle malattie croniche, avevano riscontrato che nei casi “inguaribili” il fattore comune fosse la presenza di foci infiammatori -infettivi nella bocca. La bonifica dei focus dentali, in Germania come in Italia, era tenuta in grande considerazione nella cura dei malati cronici.

Perché però tra il 50 e il 70% dei malati cronici non ottenevano la guarigione dalla bonifica dentale? Gli insuccessi erano i casi più interessanti, perché potevano portare ad una descrizione della situazione migliore. Questo dibattito andrebbe continuato anche oggi. Ma prima ovviamente andiamo a recuperare le informazioni riportate in questi congressi e i motivi molto precisi per cui quei medici, inglobando i metodi di Adler e di Huneke, confluirono in una nuova scuola detta della “Medicina funzionale” (il team di Vienna, Pischinger, Dosch, etc..).

Innanzitutto però facciamo una brevissima parentesi sugli italiani: Frugoni, Perna, Chini, Lusena, Magrassi, Micheli, Campanacci, Lunedei, Serafini. Essi avevano dimostrato che la presenza di foci dentali produceva immunocomplessi circolanti che andavano a colpire il sito di “minor resistenza” nell’organismo, fosse esso il cuore, un ginocchio, il sistema nervoso, la colonna vertebrale e quant’altro. Abbiamo aperto questa parentesi perché con Huneke questa visione sarà superata.

Sia i medici italiani che quelli tedeschi usavano come prima cosa un approccio olistico che includeva degli approcci alimentari ad esclusione, le tradizionali cure termali, una revisione dello stato mentale, ma anche l’uso della chiropratica e l’omeopatia. E dopo di questo osservavano che la bonifica dentale guariva un 25-35% di pazienti resistenti a terapia. E ai congressi magari partecipavano con delle relazioni coloro che potevano trovare a cosa ascrivere i casi di insuccesso. L’insuccesso era forse stato causato da protocolli sbagliati? Il tessuto target era stato malato per troppo a lungo? Non erano stati individuati degli altri focus? Come fare a distinguere è primario o meno?

In quel momento Adler e Huneke proposero degli strumenti nuovi. Essi fecero presente che l’iniezione di procaina in molti casi neutralizzava il focus delle tonsille evitandone la rimozione. Adler inoltre faceva notare che il focus delle tonsille spessissimo era indotto da quelli dentali. Inoltre faceva notare Adler che per capire se il focus dentale fosse coinvolto oppure no si potevano fare dei test con la procaina e un test sulla regione cervicale.
Huneke portava esempi in cui dei pazienti non avevano ottenuto benefici dalle estrazioni di tonsille e denti sospetti, ma in seguito erano migliorati con l’effetto neutralizzante dell’iniezione di procaina su cicatrici da incidenti e traumi.

Ma Huneke e Adler non erano proprio due entità separate, infatti si incontravano almeno due volte all’anno, una volta in Germania e una in Spagna. Peter Dosch, uno dei più stretti collaboratori di Huneke, nel 1964 rese pubblicamente merito ad Adler del prezioso lavoro svolto: “Fu l’operato del dentista spagnolo Adler che portò la nostra attenzione sul contributo decisivo che possono dare come campo di disturbo non solo i denti del giudizio inclusi ma anche denti del giudizio sani senza inclusione”.
Inizialmente i neuralterapeuti se ne stavano andando per la loro strada: procaina nel sistema venoso, procaina nel sistema arteriale, procaina nella cura segmentale, procaina sulle tonsille, procaina nelle cicatrici di traumi fisici e interventi chirurgici. Questo già bastava per avere una medicina olistica con una marcia in più.

Ma Huneke disse: “Fermi tutti!”, non portarsi dietro il discorso dei denti sarebbe una grossa limitazione.
Dosch ci riporta le vicende di un medico che fu curato da Huneke da un’angina pectoris. Inizialmente era andato da Dosch e non da Huneke: “Lo rivoltai da capo a piedi, ma tutti i miei tentativi terapeutici non portarono ad alcun miglioramento. Visto l’insuccesso raccomandai che iniziasse un training autogeno. Finanche io sospettai che potesse esserci una causa psicologica. Dopo di me, si rivolse anche a Ferdinand Huneke. Lui aveva ben presente tutti i tentativi fatti da me con la neuralterapia segmentale, perciò sospettò i denti. Esaminò a fondo la bocca per la presenza di focus dentali e infine, non essendoci nient’altro, sospettò un dente del giudizio con carenza di spazio. Fulminante fu l’intuizione di Huneke che quella fosse la causa, così come fu istantanea la guarigione dopo aver bonificato quel dente. Nelle mie statistiche questo paziente sarebbe comparso alla voce “insuccesso” della neuralterapia, ma nel libro di Huneke è diventato una cura completa e lo ritroviamo dalla parte dei successi”.

Huneke aveva sofferto per anni di angine spiacevoli. Aveva fatto tutti i tipi di neuralterapia per liberarsene: trattamenti segmentali con pomfi, iniezioni endovena e applicazioni nel ganglio stellato… ma niente di tutto questo aveva dato alcunchè di risultato. Esaurite tutte le tecniche sperimentali (allora erano piu’ o meno “sperimentali”, oggi sono “classiche”, gangli, segmenti, etc.) si lanciò alla ricerca del campo di disturbo. Arrivato a valutare la bocca si ricordò della fissazione di Adler per le focalità dei denti del giudizio.
Il test neuralterapico fatto su sè stesso sui denti del giudizio non produsse nessun “risultato in secondi”, scrive Huneke, ma il giorno successivo, sorse una forte infiammazione nel dente del giudizio superiore sinistro: “Il dente è stato estratto e, due giorni dopo, ero in perfette condizioni, che perdurano a oggi. Le angine sono sparite per sempre!”
Ogni singolo collaboratore di Huneke dunque apprese da lui della questione dei denti del giudizio. E non solo Thielemann, la cui moglie Emma guari’ grazie all’analisi dentale neurofocale di Adler.
Vediamo inoltre cosa successe con il Dr. Bernhard di Roma, discepolo e amico di Huneke che lo aveva ospitato più volte sul lago di Bracciano. Il Dr. Bernhard conobbe Huneke quando si rivolse a lui a causa di disturbi cardiovascolari per i quali a Roma nessuno sapeva aiutarlo. Anni prima gli era stata diagnosticata una degenerazione precoce del miocardio. Guarì dopo l’estrazione di un dente del giudizio incluso.

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